AVATAR
17 gennaio 2010 at 13:03 | In Cinema | 3 CommentsIl fine primo del cinema è senza alcun dubbio l’intrattenimento e il pregio di questa bellissima forma d’arte è che è in grado di raggiungere questo suo scopo abbinandolo in qualche modo all’essenziale bisogno di spronare colui al quale è rivolto al confronto con temi importanti. Un cinema che riesce a raggruppare queste due essenziali caratteristiche diventa cinema nella sua forma più profonda e pura. Purtroppo siamo ormai abituati a dover scindere queste due qualità che raramente trovano contemporaneamente spazio nel medesimo prodotto cinematografico; a volte però l’eccezione ci infonde fiducia e ci fa sperare, seppur minimamente, in un futuro, cinematograficamente parlando, migliore. E’ questo il caso di AVATAR.
Dopo ben dodici anni dal suo ultimo lavoro (Titanic) James Cameron ci porta su Pandora, un pianeta molto lontano dalla terra, ricco di un minerale energetico molto raro e abitato da una popolazione aliena umanoide chiamata Na’vi. Jake Sully, ex-Marine paraplegico, accetta di partecipare al programma AVATAR che lo porterà sul suddetto pianeta e che inaspettatamente lo aiuterà ad intraprendere un cammino di redenzione e amore, ritrovandosi alla fine alla guida di una battaglia per la salvezza di una civiltà.

La primissima cosa che viene in mente di scrivere commentando questo film è sicuramente l’aspetto tecnico che diventa mezzo con il quale raccontare una storia classica rigenerandola e dandole un volto mai visto prima. AVATAR, più che un semplice film, è un’esperienza sensoriale. La profondità con la quale si penetra nella storia, grazie alla realizzazione tecnica, è una cosa mai provata prima; il realismo degli elementi digitali, anche grazie al 3D, raggiunge vette prima d’ora inesplorate e dona consistenza fisica all’esperienza rimanendo nella mente più come un ricordo realmente vissuto che come semplice ricordo d’esperienza distaccata. L’utilizzo di tecniche sperimentali dà risultati eccezionali e configura un nuovo standard qualitativo con il quale confrontarsi in futuro. L’elemento stereoscopico raggiunge la sua massima espressione fino ad ora, rimane sempre al servizio della storia e non si perde in facili stratagemmi per conquistare il pubblico; lo schermo diventa così una finestra verso un altro mondo e gli occhiali polarizzati il veicolo tramite il quale attraversare questa finestra.
Il coinvolgimento emotivo è totale e in questo caso assume particolare rilevanza, oltre alla tecnica, la capacità narrativa del regista-sceneggiatore che riesce a raccontare una storia classica, termine ben diverso da banale, in modo innovativo e vincente nel saper semplificare ai minimi termini svariati argomenti complessi e importanti. Le critiche mosse alla storia non sono a parere mio condivisibili in quanto la linearità della trama diventa un pregio quando riesce comunque a trasmettere quei messaggi che si propone di approfondire. La mancanza di colpi di scena non rimane un difetto in quanto l’attenzione dello spettatore rimane costantemente molto alta per tutta la durata del film grazie all’interesse che si crea per la causa portata avanti dal protagonista e per l’affetto che si genera per i personaggi. I personaggi infatti, nonostante alcuni siano solamente tratteggiati, coinvolgono ulteriormente lo spettatore che riesce persino ad identificarsi meglio in personaggi alieni creati al computer piuttosto che in quelli umani e reali; sicuramente una delle più grandi qualità del film. E’ necessario almeno accennare al grandioso lavoro svolto in pre-produzione per quanto riguarda la previsualizzazione delle creature e degli ambienti presenti
nel film e la loro conseguente realizzazione; la maniacale precisione con la quale sono stati creati questi elementi rende il tutto ancora più incredibile e vero; l’intento di creare un mondo possibile e non troppo esagerato ha dato risultati ottimali, difficili da ritrovare nella storia cinematografica passata. Critica abbastanza in contrapposizione con il resto scritto per quanto riguarda le musiche di Horner. Sicuramente non ci si poteva aspettare molto di più conoscendo le abitudini del compositore ma, a parte alcuni punti, le tracce risultano troppo ripetitive e ridondanti e troppo simili agli altri lavori di Horner. Purtroppo anche in questo caso ritroviamo il caratteristico danger motif.
I temi presenti sono molteplici e, come già detto prima, ben inseriti nel contesto della storia. E’ facile trovare analogie con le vicende del mondo attuale e abbastanza evidente la critica che Cameron vuole fare soprattutto al riguardo dei conflitti attualmente in atto in medio-oriente; come anche molto presenti i temi ecologisti oggi molto di moda. Interessante anche la riflessione sulla sempre più evidente distanza tra uomo e natura e la contrapposizione di ciò con l’utilizzo della tecnologia; cosa che riguarda non solo il contenuto del film ma l’essenza del film in quanto prima di tutto figlio della tecnologia stessa.
Per finire non resta che consigliarvi di accettare l’invito di Cameron di portarvi per due ore e mezza in una nuova realtà, una realtà spettacolare dove vivere esperienze indimenticabili. Speriamo di non dover aspettare altri dodici anni per rivedere un film come questo al cinema.
Buon Natale e felici feste
24 dicembre 2009 at 19:29 | In Attualità | 1 CommentL’onironauta tornerà a scrivere su queste pagine molto presto ora che, almeno per pochi giorni, non dovrà necessariamente stare chino sui libri tutto il giorno!!!
Nel frattempo vorrei augurarvi un buon Natale e felici feste con un piccolo regalino: uno dei primissimi corti d’animazione della PIXAR che, come ormai saprete, è la mia casa di produzione cinematografica preferita…
Knick Knack:
BUON NATALE E FELICI FESTE A TUTTI!!!
Up
19 ottobre 2009 at 10:33 | In Cinema | 7 CommentsI desideri della vita sono una delle cose più belle e speciali che la nostra realtà ci propone, il solo fatto di poterli sognare li rendono speciali e il fatto di poterli un giorno realizzare rende la nostra esistenza felice e piena di soddisfazioni. E’ con i sacrifici che si raggiungono i risultati migliori e spesso è necessario rinunciare a qualcosa di importante per un bene più profondo.
Carl Fredricksen è un uomo solo, vedovo e con un grande sogno; per tutta la vita ha sognato di raggiungere il sud America e di poter realizzare il desiderio che lo accomuna alla sua anima gemella, Ellie. Un giorno, a causa di un imprevisto, la sua vita cambia e si concretizza la possibilità di poter realizzare il suo sogno, parte così una grande avventura a bordo di una casa volante che vede coinvolti, oltre a lui, un giovane e logorroico boy-scout, un cane parlante, uno struzzo in technicolor e un uomo scrupoloso pronto a tutto per raggiungere il suo obiettivo.

La Pixar segna un altro punto e con questo siamo a 10/10! Il decimo film della casa d’animazione più brava del momento, si dimostra essere un film all’altezza dei precedenti capolavori e non può far altro che soddisfare le alte aspettative. Come sempre si nota una grande cura per la storia, colonna portante di qualsiasi prodotto di alta qualità; le molteplici chiavi di lettura del film e la profonda caratterizzazione dei personaggi rendono il lungometraggio qualcosa di più che un semplice film d’animazione, è un’esperienza. La tridimensionalità dei caratteri dei protagonisti, che non è resa grazie alla tecnologia tridimensionale, li rende più umani che mai e lo spettatore si ritrova profondamente coinvolto nella vicenda. Il conflitto tra il desiderio materiale e quello spirituale è impersonificato dai due personaggi adulti che rappresentano uno l’opposto dell’altro. L’incipit del film è fenomenale e vale da solo il prezzo del biglietto; ancora una volta le sole immagini e l’uso ridotto delle parole riescono più di ogni altra cosa a raccontare un’intera vita, commuovendo ed emozionando lo spettatore come non mai. La vena comica caratterizzante molte parti del film è ben equilibrata, usata molto bene e non troppo invasiva, lascia spazio ad ottimi momenti drammatici e di riflessione come anche a momenti di puro action e movimento. Il supporto della musica è fondamentale e aiuta lo spettatore ad immedesimarsi e a vivere in prima persona le emozioni che provano i potagonisti; alcuni pezzi della colonna sonora sono davvero emozionanti e il tema principale è incisivo al punto giusto, sarà difficile levarselo dalla testa.
Sotto l’aspetto puramente tecnico sono visibili i progressi dell’animazione, soprattutto nella resa dei materiali e degli esseri umani. L’utilizzo del 3D, inizialmente non previsto, è uno dei migliori fino ad ora visti in quanto non troppo invadente e utilizzato nel modo migliore; le scene ambientate in cielo sono quelle dove la stereoscopia si nota di più creando la giusta sensazione di vertigine che sicuramente anche i personaggi del film provano.

Un film più adulto di quello che si potrebbe pensare, adatto a qualsiasi tipo di spettatore; un film universale. I temi del desiderio e del sacrificio sono quelli più evidenti e vengono analizzati in modo eccelso, non può mancare, naturalmente, il tema dell’amore. L’avventura sognata per una vita si dimostra essere diversa da quella pensata e troppo spesso ci si dimentica del presente perchè si vive nella speranza di un futuro. Un’avventura si può tradurre così nella semplice possibilità di poter anche solo sperare di raggiungere il proprio obiettivo. Il sacrificio che si è disposti a fare per veder esauditi i propri sogni ripaga sempre e diventa una necessità per poter fare la cosa giusta. Il passato rimane passato ed è importante imparare a guardare al presente senza però dimenticare. Tutto ciò la Pixar ce lo dimostra con questa storia, il racconto e la prova che la vera avventura è la nostra vita.
L’erede di LOST
10 ottobre 2009 at 21:40 | In Serie TV | Leave a CommentE’ iniziata da poco in USA, e incredibilmente quasi in contemporanea anche in Italia, la nuova serie televisiva statunitense che si dice possa diventare l’erede del seguitissimo LOST.

Il serial di cui sto parlando si chiama Flash Forward e sembrerebbe proprio che sia stato pensato per rimpiazzare il vuoto che, l’anno prossimo, si creerà nei cuori degli appassionati di serie televisive americane a causa della fine del fortunatissimo LOST. La trama della nuovissima serie targata ABC è avvincente al punto giusto e si può facilmente riassumere in poche parole: la vicenda narra gli avvenimenti conseguenti ad uno strano fenomeno globale per cui tutti (forse) gli esseri umani perdono conoscenza contemporaneamente per pochi minuti, durante i quali vedono nel loro prossimo futuro. Il protagonista principale, interpretato da Joseph Fiennes, è un agente dell’FBI che, aiutato dal suo flash forward (la sua visione del futuro) e da alcuni colleghi, cerca di capire la causa dello strano fenomeno, che di naturale e non pianificato ha ben poco.

Ad oggi sono state rilasciate già tre puntate, una più bella dell’altra in cui incominciano a farsi strada le prime domande, i primi misteri e i primi colpi di scena. Il pilot della serie è indubbiamente molto affascinante e si notano inoltre ottimi effetti speciali; i due episodi successivi si fermano ad approfondire meglio i rapporti tra i personaggi, le loro reazioni in seguito all’avvenimento globale e i loro pensieri senza però tirarsi indietro nel far vedere momenti di azione e colpi di scena da rimanere a bocca aperta. Tra gli attori è facile ritrovare volti noti, soprattutto a coloro che seguono i lavori del mitico J.J.Abrams; nel cast spuntano infatti i nomi di John Cho (Star Trek) nel ruolo di Demetri Noh, Sonya Walger (la Penny di LOST) nel ruolo di Olivia Benford e Jake Davenport (Pirati dei Caraibi) nel ruolo di Lloyd Simcoe. Inoltre è sicura la presenza di Dominic Monaghan (Charlie di LOST) in alcune puntate.
I produttori hanno già dichiarato che la serie potrà durare dalle 3 alle 7 stagioni a seconda del successo di pubblico che riscontrerà la prima stagione. Sono stati progettati infatti già tre stagioni che, nel migliore dei casi, verranno intervallate dalla scrittura di altre quattro stagioni che separeranno la prima dalle altre due. Sembrerebbe che i primi episodi stiano riscontrando un ottima risposta di pubblico. E’ però ancora troppo presto per sapere se la serie di meriti davvero di diventare l’erede di LOST, dopotutto siamo solo alla terza puntata. Nel frattempo vi consiglio di recuperare le prime puntate e di seguire le prossime, potrete scoprire una nuova serie che potrebbe appassionarvi come poche sanno fare.
L’era glaciale 3 – L’alba dei dinosauri
9 settembre 2009 at 11:26 | In Cinema | 2 CommentsLa sempre scatenata compagnia di animali preistorici che tanto abbiamo apprezzato nei due film precedenti ritorna con una nuova avventura, questa volta nelle terre dominate dai dinosauri, con un occhio attento e di riguardo ai temi già trattati nei precedenti capitoli: la famiglia e l’amicizia.

L’era glaciale 3 – l’alba dei dinosauri, risulta un film riuscito in molti punti ma non esente da difetti. La stanchezza della saga forse incomincia a sentirsi e l’inserimento dei dinosauri, scelta comunque molto azzeccata, non aiuta in questo senso. Dopo un secondo capitolo un po’ sottotono, forse anche a causa del grande successo e dell’alta qualità del primo film, la saga riesce con quest’ultimo lungometraggio a ritrovare un po’ di fascino. I difetti presenti nel film si presentano fin dalle prime immagini, la storia infatti fatica a decollare e i primi minuti risultano forse troppo lenti; questo problema però, con il passare del tempo, si sente sempre di meno fino a quando finalmente il film mette la marcia più alta e diventa uno dei più divertenti tra i tre. Merito di ciò è da attribuire sicuramente al personaggio di Buck, new entry nella saga, che porta frizzantezza, ritmo e molto divertimento. Come è ormai tradizione, gli intermezzi con protagonista il mitico Scrat non deludono anche se non stupiscono dato che la campagna pubblicitaria si è basata soprattutto su questi.

A livello tecnico si nota un grande miglioramento delle animazioni e dei dettagli; rispetto al primo capitolo l’immagine risulta più pulita e dettagliata, il pelo degli animali, per esempio, si comporta con più realisticità rispetto a prima. La regia, presente qui più che negli altri film, offre alcuni spunti davvero interessanti anche in questo caso in riferimento alle scene con protagonista Buck. Da apprezzare il lavoro svolto sul design dei dinosauri e sugli ambienti quasi tropicali che costituiscono il palcoscenico sul quale si svolge l’azione per quasi tutta l’interezza del film. Il fattore 3D non lo si nota quasi, la visione in due dimensioni risulterebbe praticamente uguale. Nota abbastanza negativa riguarda le musiche che non sono tanto incisive come lo erano nei precedenti film e si sente la mancanza di un tema centrale caratterizzante la saga e comune ai tre lavori.
I temi trattati, anche se in questo caso molto alla leggera, sono sempre quelli: il valore della famiglia e dell’amicizia. Sfruttate bene tutte le occasione per inserire un insegnamento adatto ai bambini. In definitiva si tratta di un film molto divertente e sicuramente all’altezza degli altri capitoli. Un quarto film sarebbe il benvenuto, sempre che riesca a portare, però, una qualche novità interessante e un po’ diversa da quello visto fino ad ora.
Oggi è l’Avatar•day
20 agosto 2009 at 11:31 | In Cinema | Leave a CommentFinalmente è arrivato l’Avatar•day. Molti di voi forse non sapranno nemmeno di che cosa si tratta ma per gli appassionati di cinema, come me, è un grande giorno. Oggi infatti, questa cosa vi sembrerà probabilmente un po’ malata, uscirà il trailer di uno dei film più attesi di sempre, Avatar appunto.
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Avatar è il nuovo lungometraggio del grandissimo regista James Cameron che tutti conoscono per capolavori quali Terminator e l’indimenticabile Titanic. Le voci che si rincorrono ormai da mesi parano di un film colossale che cambierà il modo di concepire il cinema, lo Star Wars dei tempi moderni. Una grande schiera di illustri registi hanno potuto assistere alla proiezione di alcune sequenze del film e tutti sono concordi nel dire che sarà un’esperienza unica e indimenticabile. Alcune scene sono state recentemente mostrate anche al Comic-con di San Diego mandando in visibilio i numerosissimi e fortunati spettatori. La grandiosità del progetto sta nelle rivoluzionarie tecnologie utilizzate per realizzare il film, tecnologie sviluppate appositamente per questo scopo dal regista stesso e che sembrerebbero apportare grandi novità sul modo di fare cinema.
Avatar è un film che sta nel bel mezzo tra vari generi tra i quali ci sono la fantascienza e il fantasy. Esso parla di un veterano di guerra paraplegico di nome Jake che viene portato sul pianeta Pandora dove vive una razza aliena di nome Na’vi, razza umanoide con un linguaggio e una cultura propri. Un Avatar è una mente umana in un corpo alieno che si ritrova diviso tra due mondi, combattendo disperatamente per la propria sopravvivenza e quella degli indigeni del suo pianeta.
Il regista, lontano dalle scene cinematografiche dal suo ultimo successo, Titanic, ha lavorato al film per ben cinque anni prima delle riprese basandosi su una sceneggiatura scritta dodici anni prima. Il film è stato concepito per la visione stereoscopica 3D che promette scintille e novità rispetto a quelle recentemente viste. L’esperienza di immersione nel mondo creato dal film sarà a 360 gradi e la storia trascinerà lo spettatore in una realtà completamente diversa. Alle ore 16 di questo pomeriggio in contemporanea mondiale uscirà il tanto atteso teaser trailer che svelerà le primissime immagini del film a tutti il mondo. Dopodichè possiamo aspettarci una massiccia campagna marketing di pubblicizzazione che invaderà tutti i possibili mezzi di informazione fino alla data del 18 dicembre, data di release del film.
Sentirete dunque parlare ancora spesso di questo film nella speranza che tutte le grandi aspettative che sta creando siano alla fine soddisfatte e che quello che il film promette sia effettivamente vero.
Harry Potter e il principe mezzosangue
17 luglio 2009 at 19:20 | In Cinema | 1 CommentE’ arrivato finalmente nei cinema di tutto il mondo l’attesissimo adattamento cinematografico del sesto libro della saga letteraria creata da J.K.Rowling. Harry Potter e il principe mezzosangue è un film discontinuo che presenta alti e bassi in tutti i suoi aspetti e che, personalmente, è una piccola delusione.
Esistono due modi, entrambi validi, di analizzare un film di Harry Potter; il primo è prendendo il film come un’opera cinematografica componente una saga anch’essa cinematografica e analizzarlo come tale, il secondo è tenendo conto del fatto che si tratta pur sempre di una trasposizione di un libro e quindi un derivato da un’altra opera. Personalmente preferisco il primo metodo, soprattutto per il fatto che solitamente, in questo modo, i film possono essere giudicati, almeno in parte, soddisfacenti. Harry Potter e il principe mezzosangue non è un’eccezione e si presenta moderatamente deludente nel primo caso e deludente nel secondo.

Partendo dal fatto che probabilmente il sesto libro è il migliore della saga purtroppo non si può dire la stessa cosa della sua controparte cinematografica. Punto debole del film è senza dubbio la sceneggiatura; se da una parte si presenta più scorrevole e meno spezzettata rispetto a quella del quinto film, dall’atra ci sono buchi narrativi, scelte poco felici per quanto riguarda i dialoghi ed errori di causa-effetto che la rendono appunto il tallone d’Achille del film. Durante tutto il film accade davvero poco, i fatti narrati hanno di rado delle conseguenze e alcuni di essi sembrano inseriti nel film sbagliato o non hanno alcuna ragion d’essere. Il tentativo di bilanciare le scene dark con quelle più leggere è abbastanza riuscito a parte qualche episodio in cui, a parere mio, lo sceneggiatore ha calcato un po’ troppo il polso e come risultato si sono ottenute alcune sequenza addirittura imbarazzanti e alquanto inadatte ad un film di Harry Potter. E’ difficile capire con chiarezza quale sia l’intento del film dato che non esiste una trama principale e ci si trova davanti ad avvenimenti slegati tra loro che non hanno né un inzio né una fine. La regia è fortunatamente
migliorata rispetto al film precedente e sembra quindi che il regista si sia trovato un po’ più a suo agio inserendo ogni tanto qualche inquadratura interessante che spezza un po’ la piattezza generale. Le musiche sono quasi inesistenti e, quando si sentono, sono inadatte e brutte, sicuramente contribuiscono a rendere poco efficaci le scene più importanti del film che non riescono a trascinare lo spettatore nella spirale emotiva che, in teoria, dovrebbero creare. Apprezzabile la cura con la quale ci si è impegnati ad inserire rimandi a film precedenti e strizzatine d’occhio agli spettatori più attenti e fedeli alla saga sia letteraria che cinematografica. L’aspetto tecnico miglior sfruttato è sicuramente la fotografia, i colori spenti e molto malinconici aiutano a trasmettere meglio l’atmosfera di tristezza e di preludio all’epilogo che si dovrebbe respirare durante tutta la visione.
Le prove attoriali sono apprezzabili. Il cast adulto è sicuramente migliore di quello più giovane e spiccano su tutte le interpretazioni di Michael Gambon (Albus Silente) e di Jim Broadbent (Horace Lumacorno). Il, fino ad ora, nascosto interprete di Draco Malfoy, Tom Felton, trova qui un po’ più di spazio e si dimostra in grado di trasmettere lo spirito inquieto del suo personaggio molto bene. Per quanto riguarda il trio protagonista è da notare la bravura di Emma Watson e le grandi capacità comiche di Rupert Grint; rimane purtroppo nascosta la, forse esistente, bravura di Daniel Radcliffe.
Tirando le somme il film non può che uscire sconfitto nel confronto con la, per ora, miglior trasposizione della saga: Il prigioniero di Azkaban. La delusione è molta e la riconferma dello stesso regista per gli imminenti seguiti, già in fase di riprese, non fanno altro che creare preoccupazione per le sorti cinematografiche di una delle saghe più prolifiche e famose di tutti i tempi. Speriamo che si riesca una volta per tutte ad offrire ai fan e non un degno epilogo alla meravigliosa creatura, che una certa scrittrice inglese, ci ha regalato.
Buona notte e sogni… lucidi
11 luglio 2009 at 18:38 | In Attualità | 3 CommentsE’ ormai da tempo che mi sto interessando ad un fenomeno sconosciuto alla maggior parte delle persone e molto affascinante e curioso. Navigando senza meta nell’immenso oceano di internet mi sono imbattuto in una strana definizione, quella di sogno lucido.
Def.: L’onironautica, o sogno lucido (dall’inglese lucid dream), è un’esperienza durante la quale si può prendere coscienza del fatto di stare sognando. Il sognatore in questione, detto onironauta, può quindi, con la pratica, esplorare e modificare a piacere il proprio sogno. (Fonte: Wikipedia)
Già da questa definizione è impossibile rimanere impassibili alle grandissime possibilità che questo fenomeno offre; il cervello umano rimane ancora oggi per la maggior parte un’incognita e sicuramente è capace di cose che non possiamo nemmeno immaginare. Lo studio dei sogni è troppo spesso ed erroneamente associato alle arti magiche di predizione del futuro e a quella non-scienza che è l’astrologia; molti studiosi di fama mondiale si sono interrogati sul perchè dell’esistenza dei sogni, sul loro scopo e sul loro significato. La “scoperta” del sogno lucido ha aiutato a rispondere a piccole domande che non riescono ancora a dare un quadro completo sul fenomeno in generale ma che hanno dato la possibilità di ricreare artificialmente tale capacità in modo da poterla studiare meglio e renderla accessibile a tutti.
In generale tutti siamo in grado di prendere coscienza durante i sogni, la barriera che spesso ce lo impedisce è costituita dall’abitudine e dal pensare comune che relega l’arte del sogno ad essere una semplice e naturale esperienza notturna. Molti studi hanno dimostrato che i bambini, prima di subire le influenze della società moderna, sono molto abituati ad avere tali esperienze e che questa capacità viene meno quando le regole imposte dalla società insegnano al bambino a pensare in una determinata maniera. Tale tesi è avvalorata dal fatto che questa tipologia di manifestazione è più comune nei paesi orientali dove la mentalità dell’individio è totalmente diversa da quella occidentale e più concentrata sullo spirito e sull’astratto.
Riprendendo quello scritto poco prima, gli studiosi sono riusciti a dare un’ incompleta spiegazione tecnica e scientifica al fenomeno riuscendo a inventare alcune tecniche in grado di portare l’individuo a sperimentare tale manifestazione. La maggior parte di tali tecniche riguardano il lavoro individuale e interiore che necessità costanza, pazienza, dedizione e concentrazione. Con un po’ di fortuna e abbastanza impegno è possibile avere risultati in poco tempo anche se questi potrebbero risultare, inizialmente, insoddisfacenti, dato il basso grado di lucidità che si potrà raggiungere. Parlando della mia esperienza personale, posso affermare che lo scetticismo che principalmente caratterizzava il mio interesse in un primo momento, si è ora trasformato in un credo profondo essendo riuscito a sperimentare in prima persona tale cosa e avendola trovata di una sensazionale bellezza. La capacità di poter controllare i propri sogni può essere tanto divertente quanto utile; è possibile vivere esperienze di fatto impossibili, vivere situazioni impensabili e incredibili, provare emozioni sconosciute.
Dato che questo intervento sta diventando alquanto lungo, mi rendo conto che le cose da dire sono fin troppe per un solo post. Per ora quindi chiudo qui promettendo agli interessati di continuare su questo argomento più avanti. Data la mia nota passione per il cinema, vi consiglio un film che tratta di questo argomento e che personalmente amo molto; Waking life. Nei prossimi post mi piacerebbe approfondire le varie tecniche di induzione e riflettere sul modo in cui nel passato si guardava a questo fenomeno.
Credo che da questo post si capisca anche in parte da dove deriva la scelta per l’intestazione di questo blog.
Coraline e la porta magica
22 giugno 2009 at 21:14 | In Cinema | 3 CommentsL’affascinante tecnica dello stop motion torna a farsi notare al cinema offrendo un buonissimo prodotto. Dal poco noto regista di “The nightmare before Christmas“ Henry Selick, ecco la storia di una ragazzina dal forte carattere che impara a distinguere il bene dal male, anche quando quest’ultimo si nasconde dietro i vividi colori di un mondo affascinate, attraente ma troppo perfetto.
Coraline e la porta magica è la definitiva prova che ormai i film d’animazione riescono molto più di quelli girati in live action a raccontare storie originali, interessanti e con lo scopo di trasmettere qualcosa di importante. E’ davvero interessante notare questo particolare di non poco conto perchè fino a poco tempo fa si pensava al “cartone animato” come ad un film il cui scopo era lo svago, diretto ad un target ben preciso mentre ora sono sempre più presenti film che, realizzati con queste tecniche, si rivolgono ad una sfera di pubblico più ampia, permettendo anche agli adulti di godere delle meraviglie che tali film, spesso, offrono.

Henry Selick, già da tempo pioniere nel dirigere film in stop motion, si dimostra ancora una volta all’altezza del compito e riesce ad impacchettare un film davvero interessante sotto tutti i punti di vista ma purtroppo anch’esso non esente da piccoli problemi e difetti che non lo rendono il capolavoro che ci si potrebbe aspettare. La regia di Selick offre infatti alcuni spunti particolarmente attraenti, soprattutto nelle sequenze dell’”altro mondo”, creando movimenti di macchina che, uniti al facino del 3D, portano lo spettatore a provare vero e proprio stupore e a rimanerne incantato. La storia, adattamento di un romanzo di Neil Gaiman, è ben raccontata e permette una perfetta caratterizzazione dei personaggi principali, punto forte dell’intero film. La mancanza di un ritmo sostenuto caratterizzante tutto l’arco narrativo, rende il tutto un po’ troppo lento, cosa che potrebbe rendere a tratti noiosa la visione.
Cercando di analizzare il nuovo aspetto tecnico rappresentato dal 3D ci si ritrova finalmente davanti alla prova che questa tecnica uno scopo, oltre all’intrattenere, ce l’ha; la maggior tridimensionalità presente nell”altro mondo” può essere spunto di riflessione oltre al fatto che vengono accentuate alcune parti che rendono molto oniriche certe sequenze, un’eperienza da provare. Le musiche sono purtroppo poco incisive e si sente la mancanza di un tema centrale di carattere che si faccia ricordare anche dopo la visione.
Sommato tutto, il film rimane un prodotto di tutto rispetto che si distingue nella desolazione cinematografica presente in questo periodo, un film che riesce a trasmettere qualcosa che fa provare emozioni contrastanti e che fa uscire dalla sala per una buona volta soddisfatti.
Angeli e demoni
28 maggio 2009 at 21:11 | In Cinema | 4 CommentsUna breve tregua dagli esami universitari mi permette di dedicarmi un pochino a questo blog e a spendere qualche ora al cinema con gli amici.
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Nella saga cinematografica diventa il sequel de “Il codice Da Vinci” anche se cronologicamente, nel dittico letterario, le storie narrate in “Angeli e Demoni” si svolgono prima. Ron Howard torna dietro la macchina da presa per raccontare la nuova “avventura religiosa” di Robert Langdon, ancora interpretato da Tom Hanks, regalando un thriller un po’ vuoto e piatto.
Tratto dal primo libro di Dan Brown, Angeli e demoni parla del primo caso sottoposto all’ormai famoso esperto di simboli Robert Langdon che si trova a dover trovare un percorso nascosto tra le vie di Roma per individuare una bomba che, nel momento più vulnerabile della chiesa cattolica, minaccia di far sparire dalla faccia della terra la Città del Vaticano. Ron Howard è sicuramente un ottimo regista; è capace di alternare progetti di grande valore a prodotti d’intrattenimento e meno impegantivi ottenendo sempre e comunque molto successo. Angeli e demoni rimane però purtroppo un film ben girato, con ottime musiche e interpretazioni nella norma, un film che non lascia il segno e che nell’odierno panorama cinematografico non porta alcuna novità.
Registicamente parlando il lavoro svolto è eccellente, il regista è capace di utilizzare la macchina da presa come vera e propria protagonista del film, con un montaggio ben orchestrato il film rimane gradevole anche se non mancano difetti e imperfezioni. La sceneggiatura, come lo era già per “Il codice Da Vinci”, è il punto debole del film. Probabilmente parte del problema risiede nel tipo di storia da raccontare che richiede troppe spiegazioni che rendono il film troppo poco costante e lineare, i cali di ritmo sono dunque numerosi e non permettono allo spettatore di mantenere quello stato di ansia e “agitazione” che un buon thriller dovrebbe saper donare. Le interpretazioni sono, come detto, nella norma; Tom Hanks si comporta bene nei panni del simbolista e riesce a riproporre lo stesso personaggio presentato ne “Il codice Da Vinci”. Come al solito, Hans Zimmer propone una score molto adatta ed emozionante, le musiche sono un riadattamento dei temi del primo film con qualche novità; sicuramente la colonna sonora è ottima da ascoltare singolarmente, nel film viene forse un po’ sacrificata diventando troppo ripetitiva nei vari momenti della pellicola.
Tutto sommato Angeli e Demoni è un buon sequel, migliore del film precedente ma che rimane su un livello di mediocrità troppo comune nel cinema d’oggi. Contenuti poco interessanti, sceneggiature che presentano dialoghi mal scritti, personaggi poco attraenti e realistici sembrano ormai essere le caratteristiche principali del cinema moderno, fortunatamente con qualche eccezione. Speriamo che Ron Howard presto ci regali un altro film al livello del bellissimo “Frost/Nixon”.
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