In terapia con Paul
19 Aprile 2009 at 15:45 | In Serie TV | 3 Comments
Ultimamente mi sono avvicinato parecchio alle serie televisive americane e inglesi. Non molto tempo fa il mio interesse per questo genere di prodotto si fermava alle più note serie televisive trasmesse sui canali pubblici italiani e niente più di questo. La mia sempre più grande passione per il cinema e per la recitazione mi hanno portato ad avvicinarmi ai telefilm proprio per il fatto che spesso sono molto più interessanti dei film, propongono storie più complesse, lunghe, interessanti, originali con svariati tipi di personaggi che danno la possibilità agli attori che li interpretano di offrire interpretazioni molto spesso di alta qualità e molto differenti tra loro. Così, nell’ultimo periodo mi sono ritrovato a seguire ben 5 diverse serie televisive contemporaneamente ed in più in lingua originale sottotitolate per assaporare ancora di più il gusto della vera recitazione e per evitare di dover attendere lunghissimi tempi prima di vederli doppiati in televisione.
Una di queste serie TV che mi stanno appassionando di più, sia per le storie che racconta che per il modo in cui le racconta è In treatment. In treatment è una serie televisiva particolare perchè segue Paul Weston, uno psicoterapeuta, durante il suo lavoro. Le varie puntate che compongono la serie televisiva non sono altro che le sedute psicoterapeutiche di quattro diversi personaggi, tutti con problemi diversi e caratteri differenti, che si recano settimanalmente da Paul per parlare dei loro problemi e per trovarne una soluzione.

La bellezza di questa serie TV, nonostante la sua estrema staticità, che potrebbe sembrare un limite, sta tutta nelle ottime sceneggiature che costruiscono storie profondamente interessanti con dialoghi assolutamente perfetti e stupendi da seguire. Gabriel Byrne, interprete di Paul Weston e che per questo ruolo ha recentemente vinto un Golden Globe, è bravissimo a trasformarsi in un personaggio estremamente professionale, lavoratore ma anch’esso umano e pieno di pregi e difetti. La prima stagione, andata in onda nel 2008, ha riscosso molto successo ed è davvero sorprendente ed interessante perchè, senza essere complicata, scava molto nella psicologia dei personaggi, riuscendo a creare storie multidimensionali, molto profonde e realistiche. In queste settimane sta andando in onda l’attesissima seconda stagione, con nuovi pazienti, nuovi problemi e molte novità. Per ora, sembrerebbe che la serie non abbia perso la sua brillantezza e la sua profondità, perchè i nuovi personaggi sono tanto interessanti e multisfaccettati quanto quelli della prima stagione.
Gli episodi vanno in onda la domenica e il lunedì sera (in USA) per un totale di cinque episodi a settimana (uno per ogni paziente). Sperando in una terza serie e continuando ad aspettare, con molta ansia, ogni nuova puntata di questa, per ora incredibile, seconda stagione, non mi resta che consigliare a tutti di recuperare tutti gli episodi dalla prima serie perchè ne vale proprio la pena.
Ogni tanto, quando sono un po’ giù e magari faccio fatica a trovare una soluzione a qualche stupido problema esistenziale vorrei esistesse qualcuno come Paul Weston che mi dia una mano.
E 2…
3 Aprile 2009 at 22:13 | In About me | 3 Comments… sono le decine! Il 3 Aprile è ormai quasi passato anche quest’anno, puntuale come sempre. Il tempo non si ferma mai, continua a correre veloce senza fermarsi un momento, e meno male che è così…
Un lontano Lunedì di un ormai lontano anno nascevo io. Con un rapido calcolo della mia mente geniale posso affermare di aver vissuto da quel giorno precisamente per: 239 mesi, anzidette 1043 settimane, che vuol dire 7304 giorni, in ore 175279, come anche 10516780 minuti, esagerando 631006853 secondi e infine 631006853158 millesimi di secondo… mica male. E pensare che quei numeri cambiano costantemente ad ogni minimo ed impercettibile avanzamento del tempo. Il tempo è forte, è potente, è un vincolo che sottomette tutti; e’ qualcosa che non sopportiamo, qualcosa che odiamo ma che ci fa chiamare quello che facciamo vita. Alcune culture orientali sono convinte dell’inesistenza del tempo, esiste solamente il “qui e ora”. Sono contento di credere nella sua esistenza, di poter chiamare passato il passato e di poter sperare di avere un futuro. Senza tempo non ci sarebbero ricordi, non ci sarebbe esperienza, non ci sarebbe abitudine, non ci sarebbe scoperta. Il tempo passa e se ne va, e ne sono contento.
Il tempo ci regala tante cose come anche ce ne toglie tante, la vita senza tempo non avrebbe un senso, la consapevolezza della sua esistenza ci induce a vivere al meglio delle nostre possibilità, ad assaggiare il nuovo, a scoprire e a cercare, a diventare felici. Ho raggiunto un traguardo che guarderò per sempre con felicità perchè quello che sarò sarà una diretta conseguenza di quello che sono oggi. Questo giorno segna un passaggio importante, mi ricorda quello che ero perchè oggi è arrivato in questo modo grazie a quello che un giorno è accaduto.
Forse vi starete chiedendo se forse non sto prendendo troppo sul serio questa giornata. Può darsi, ce ne saranno tante altre nella mia vita (spero), ma trovo bello potersi fermare un attimo ad assaporare l’importanza di ogni singola giornata, di ogni singolo momento della vita; credo che questo possa aiutare a vivere meglio, per questo lo faccio. Mi rende felice.
Gran Torino
21 Marzo 2009 at 17:58 | In Cinema | 3 CommentsE’ necessario il sacrificio di qualcuno per porre fine alla violenza generatrice di violenza, c’è bisogno che qualcuno si faccia da parte perchè il mondo è cambiato. I valori di una volta a cui si credeva fermamente e per i quali si combatteva vengono schiacciati e hanno perso la loro importanza, questo è il mondo di oggi.
Walt Kowalski è un veterano della guerra in Corea e, vedovo da poco, si ritrova a vivere da solo nella sua casa in un quartiere dove ormai vivono solamente stranieri, cinesi di etnia Hmong. Razzista e poco socievole è in conflitto con la sua famiglia, non ha un buon rapporto con i suoi figli nè con i suoi nipoti perchè vede in loro la degenerazione di quei valori per i quali ha combattuto. L”unica cosa che lo rende fiero e felice è la sua preziosa Ford Gran Torino. Una serie di avvenimenti porteranno Walt a ricordare i brutti momenti del passato e a rivelare parti di se stesso nascoste da sempre.

Clint Eastwood è ormai una garanzia, ogni film che dirige merita le migliori lodi possibili e questo Gran Torino non è da meno. Le storie portate al cinema dal regista/attore sono sempre originali e poco scontate; nel panorama del cinema odierno, sovraffollato di film fotocopia, sequel e remake, si sente la forte necessità di storie come queste, genuine, vere, profonde, attuali e con un forte significato. Gran Torino analizza principalmente il tema del razzismo e della globalizzazione, del loro effetto sulle persone e di ciò che ne consegue. In questo contesto si inserisce il personaggio interpretato dall’ottimo Clint che non poteva scegliere ruolo migliore per dire addio alla carriera di attore. Walt Kowalski si evolve durante tutta la vicenda, inizialmente disgustato dalla presenza di così tanti stranieri nel suo quartiere si ritroverà poi a socializzare con loro e a condividere il suo tempo scoprendo di avere più cose in comune con loro che con la sua famiglia. Il razzismo dapprima caratterizzante la sua persona si dimostra poi essere soltanto uno scudo sotto il quale nascondere la sua paura, il suo senso di colpa, il suo profondo rimorso frutto di un passato vissuto in guerra, una guerra che lo ha distrutto perchè, come dice lui stesso: “Quello che ossessiona di più un uomo è ciò che non gli è stato ordinato di fare”. Tutto questo traspare dall’interpretazione di Easwood in modo eccellente, la continua espressione tirata e tesa sul suo volto racconta già da se il personaggio.
Come detto prima la storia è di quelle che non se ne vedono molte in giro. Merito di una sceneggiatura scorrevole e pregna di momenti forti e significativi, lo spettatore viene coinvolto in un turbinio di emozioni che crescono ad ogni secondo che passa fino al commovente finale. Interessante e di grande importanza è il personaggio del giovane prete che, con la sua insistenza e le sue parole, riesce a scavare nell’animo del protagonista e a fargli smuovere qualcosa all’interno che in qualche modo lo cambia. Uno dei tanti pregi del film è rappresentato dal fatto che non è mai noioso e che riesce a presentare momenti più leggeri e anche divertenti, giocando soprattutto sulle differenze e sulle incomprensioni tra le varie culture, in modo prefetto e mai fuori luogo. Le musiche giocano un ruolo importante, soprattutto nei momenti in cui si ripropone il motivo della guerra che rappresenta per il protagonista un necessario ritorno al doloroso passato. La prevedibilità del finale in altri film sarebbe un problema ma in questo non lo è perchè il finale è quello giusto. E’ difficile vedere un film che abbia una fine soddisfacente e, fortunatamente, Gran Torino, è uno di quelli. Sarei rimasto male nel vedere il film con una fine diversa proprio perchè quella effettiva è quella più adatta.
Insomma, Gran Torino è un film che merita un posto tra i grandi film di Clint Eastwood che sembra non essere mai stanco di fare capolavori. Mi stupisce il fatto che i suoi ultimi due film, “Changeling” e appunto “Gran Torino”, non siano stati presi in considerazione dall’Accademy per la serata degli Oscar ma questo non mi turba. Ora il buon Clint è già al lavoro sul suo prossimo film, “The human factor”, che già si preannuncia come un ennesimo grande film.
The wrestler
12 Marzo 2009 at 22:26 | In Cinema | 2 CommentsRandy “The Ram” Robinson era un wrestler professionista di successo alla fine degli anni ‘80. Venti anni dopo si paga da vivere esibendosi davanti ai suoi fan su piccoli ring nelle palestre dei licei e in piccoli tornei nel New Jersey; durante un incontro molto duro un infarto lo colpisce e lo costringe a chiudere definitivamente con il wrestling. Questo lo constringe a confrontarsi con se stesso, a guardarsi indietro e a riflettere sulla sua vita.
Finalmente è uscito anche nelle sale italiane l’acclamato film di Darren Aronofsky con Mickey Rourke, Marisa Tomei e Evan Rachel Wood. Voglio scrivere fin da subito che una volta finito il film sono rimasto incollato allo schermo per tutti i titoli di coda perchè mi ha davvero colpito molto. Un film estremamente struggente, doloroso e profondo. La storia mi ha toccato nell’animo emozionandomi come pochi film sanno fare. Gran parte del merito per questo risultato va sicuramente ad una grandissima interpretazione di Mickey Rourke che non sembra nemmeno recitare, si è trasformato nel personaggio diventando Randy Robinson; con la visione del film mi dispiace ancora di più per la mancata vittoria agli Oscar dell’attore che avrebbe davvero meritato. La vicenda narrata è semplice, lineare e scorrevole ma allo stesso tempo estremamente complessa e articolata perchè riesce, senza troppi giri di parole, a raccontare benissimo la situazione di un uomo che si ritrova a dover affrontare le sue paure. Il timore nel doversi confrontare con se stessi e con quello che gli altri vorrebbero vedere, la voglia ritrovata di ricostruire un’esistenza ricominciando dai rapporti umani che si hanno trascurato, il disagio provato nel trovarsi in una situazione che non si sente come propria, il dover per forza di cose essere quello che non si è.
Il lavoro di Darren Aronofsky dietro la macchina da presa è delicato ma significativo, l’uso della camera a spalla sottolinea l’incertezza e la paura del personaggio nei momenti in cui è a disagio anche se all’inizio potrebbe dare un po’ fastidio, non troppo invadente e quasi invisibile il regista firma un ottimo lavoro, in perfetta linea con la storia raccontata. Punto vincente, oltre agli attori, è sicuramente la colonna sonora firmata Bruce Springsteen, anch’essa delicata quando deve e forte e potente in altri momenti. La ricostruzione del mondo del Wrestling è quella che nessuno si aspetterebbe, la spettacolarità degli incontri e i deliziosi momenti “dietro le quinte” impreziosiscono ancora di più il film.
Difficile fare una critica su un prodotto che mi ha colpito così tanto, trovo difficile riuscire a vedere difetti importanti. Probabilmente l’unica cosa che non mi ha convinto pienamente è il personaggio di Evan Rachel Wood e di conseguenza la sua interpretazione che non mi ha colpito molto, prendendo comunque in considerazione il fatto che ha un ruolo molto limitato. Infine ho apprezzato molto, non so bene il perchè, il nero un po’ prolungato prima dei titoli di coda, mi ha letteralmente incantato, i pensieri in testa giravano come trottole ed ero quasi spaesato dopo un finale molto particolare e proprio per questo entusiasmante.
Non mi resta che consigliare a tutti la visione del film che secondo me poteva benissimo ricevere qualche riconoscimento in più di quello che ha effettivamente ottenuto. Difficile rimanere indifferenti davanti ad un prodotto tanto curato, come anche riuscire a trattenere le emozioni in presenza di una storia come questa; in fondo non è la storia di un uomo qualunque, è la storia di un wrestler.
And the Oscar goes to…
23 Febbraio 2009 at 19:47 | In Cinema | 6 CommentsUna delusione. Ho sperato fino alla fine in una specie di miracolo, credevo nella possibilità di una nottata sorprendente e piena di cose inaspettate e piacevoli ed invece tutto è andato come si poteva prevedere da tempo, pochissime sorprese, show abbastanza piatto, incolore fino a diventare quasi noioso.
Slumdog Millionaire porta a casa ben 8 statuette dorate, alc
une delle quali assolutamente incomprensibili; un risultato alquanto esagerato, soprattutto prendendo in considerazione i diretti avversari del film di Danny Boyle che, secondo chi scrive, avrebbero meritato più riconoscimenti. I premi per le categorie più importanti (Miglior film e regia) a pochi giorni dalla cerimonia, con la consegna degli ultimi premi di categoria, erano quasi scontati anche se da parte mia poco comprensibili dato che ritengo Slumdog Millionaire un film godibile, ben diretto e ben scritto ma non proprio meritevole di un premio tanto prestigioso quanto l’Oscar. Il curioso caso di Benjamin Button vince solamente per il numero di nomination, infatti su 13 candidature riesce a portare a casa solamente 3 statuette e tutte in categorie tecniche (Miglior trucco, effetti visivi e scenografie), questo a parere mio doveva essere il film vincitore in assoluto perchè ottimo sotto tutti gli aspetti, migliore in tutto e per tutto a The millionaire.
Una piccola sorpresa proviene dalla vittoria di Sean Penn come miglior attore protagonista per Milk a discapito della più prevedibile vittoria di Mickey Rourke che rimane invece a bocca asciutta. Un’ emozionatissima Kate Winslet porta finalemente a casa il premio che le spetta da tempo anche se sembra più un riconoscimento alla carriera e per le numerose candidature fallite dell’attrice dato che la sua interpretazione in The reader è inferiore a quelle delle sue concorrenti. Facili da prevedere le vittorie di Heath Ledger, oscar postumo per il ruolo de il Joker ne Il cavaliere oscuro, e di Penelope Cruz nelle categorie per miglior attore/attrice non protagonista.

Wall•e vince solamente come Miglior film d’animazione, cosa per me abbastanza scandalosa; meritava assolutamente la vittoria anche nelle categorie Miglior colonna sonora, per lo stupendo il lavoro di Thomas Newman (Prima o poi lo vincerà un Oscar?) e Canzone per film, per Down to earth di Peter Gabriel, entrambe vinte inspiegabilmente da Slumdog Millionaire. Un po’ meno amara la sconfitta nella categoria Sound editing vinta meritatamente da Il cavaliere oscuro.
Per il resto, la parte migliore dello show è sicuramente Hugh Jackman che prepara uno spettacolo interessante in parte, con un’apertura molto apprezzabile e divertente dove dimostra doti canore invidiabili insieme ad una grandissima Anne Hathaway. Divertentissimo Jack Black, che insieme a Jennifer Aniston, presenta in un modo alquanto inusuale, ma non per lui, la categoria dei film d’animazione.
Infine, vorrei non farlo, ecco gli imbarazzanti risultati delle mie, troppo speranzose, pervisioni (Ricordo che riguardano solamente le categorie più importanti). Su 10 categorie ne ho indovinate solamente… 5! Se inventassero un Oscar per le migliori previsioni non avrei alcuna possibilità di vincere. Un risultato alquanto deludente.
Tre in uno…
8 Febbraio 2009 at 18:31 | In Cinema | 3 CommentsRecentemente, nonostante il periodo abbastanza impegnativo, sono riuscito ad andare al cinema spesso e a vedere quindi alcuni dei film che più mi interessavano.
Milk
Questo film è essenzialmente una perfetta ricostruzione storica della vita di Harvey Milk, primo uomo omosessuale a coprire una carica politica pubblica negli Stati Uniti d’America. Tutto il film è un vortice di emozioni continue. E’ impossibile non affezionarsi ai protagonisti grazie alle ottime interpretazioni di tutto il cast, soprattutto quella di Sean Penn che merita l’Oscar. Tutto il reparto artistico ha fatto un ottimo lavoro: ambientazioni, costumi, scenografie, tutto perfettamente credibile. Gus Van Sant firma una regia coinvolgente e il montaggio crea un continuo senso di attesa e di speranza. Nonostante l’esito della vicenda lo si conosca fin dall’inizio, la parte finale rimane molto d’effetto e funziona molto bene. Un film attualissimo nonostante si parli del passato, si parla di temi attuali in chiave storica, non c’era periodo migliore per fare questo lungometraggio. Lo consiglio vivamente a tutti.
Revolutionary Road
L’illusione della perfezione, la paura del cambiamento, la consapevolezza del fallimento e la ricerca di una soluzione. Il film di Sam Mendes parla di tutto ciò. Raccontando la storia di una famiglia apparentemente perfetta si approfondiscono temi importanti, attuali e molto presenti nella vita di tutti. Una visione triste e pessimistica della concezione comune di felicità. I temi molto interessanti sono trattati bene, la storia è adatta ma si fa troppa fatica ad avvicinarsi ai protagonisti, è difficile immedesimarsi in loro nonostante le ottime prove attoriali, Kate Winslet e Leonardo di Caprio formano una coppia formidabile. Una visione più ampia della vicenda avrebbe sicuramente aiutato il film a rimanere più impresso nella mente dello spettatore. La regia è ricca di spunti interessanti e la ricostruzione storica ed ambientale del tempo è perfetta. Nota molto positiva è rappresentata dalle musiche, esse accompagnano l’evolversi della vicenda in modo delicato e molto aderente. Personalmente mi aspettavo qualche cosa in più ma rimane un film di ottima fattura.
Il dubbio (Doubt)
“Il dubbio è un vincolo potente quanto la certezza”. Con queste parole Padre Flynn, interpretato da un ottimo Philip Seymour Hoffman, apre uno dei suoi sermoni domenicali, non ci sono parole migliori per descrivere il film che racconta la sua storia. La razionalità e la ragione sono spesso offuscate dalla certezza e dalla convinzione derivanti da ipotesi e supposizioni diventate fatti reali grazie all’influenza dell’egoismo e della natura stessa dell’uomo che è difficile da modificare nonostante l’evoluzione del mondo lo richieda; così nasce lo splendido conflitto che da origine alla storia de “Il dubbio”. Un ottimo film, interpretazioni perfette, tutti i personaggi sono raccontati a 360° e offrono personalità molto interessanti, tutte diverse e tutte ben approfondite. Il regista, tramite impercettibili movimenti di camera e strane angolature, rende il film mobile e dona un senso di incertezza nello spettatore che si ritrova molto coinvolto. Unica pecca è forse la troppa semplicità e linearità della trama, qualche complicazione in più avrebbe reso sicuramente la vicenda più coinvolgente che rimane comunque molto ben raccontata. Si poteva osare di più.
Toto-Oscar 2009
23 Gennaio 2009 at 12:15 | In Cinema | 4 CommentsIeri sono state finalmente rese note le nomination ufficiali per gli Oscar 2009, l’attesa per me era molta, soprattutto perchè i vari rumor vedevano protagonisti alcuni dei film per i quali faccio il tifo. Tutto è andato più o meno come era previsto, le sorprese sono state poche, alcune piacevoli ed altre meno.

Un gioco che tutti si divertono a fare a questo punto è quello di ceracre di indovinare gli effettivi vincitori tra i vari candidati e io naturalmente non voglio tirarmi indietro. Le mie previsioni si basano soprattutto sulle storie che i vari film candidati hanno, i premi già ricevuti, gli incassi accumulati e i vari fattori che sono convinto possano dare una possibilità in più rispetto ad altri film meno “papabili” come vincitori. Qui di seguito sono elencati i nominati delle categorie più ambite ed importanti, in grassetto nero sono evidenziati i miei previsti vincitori e sotto le categorie le motivazioni che mi spingono a preferire un film rispetto ad un altro.
Miglior film
Il Curioso Caso di Benjamin Button
Frost/Nixon
Milk
The Reader
The Millionaire
La statuetta più ambite di tutte se la giocheranno quasi sicuramente due film: “The millionaire” e “Il curioso caso di Benjamin Button”. Poco tempo fa era quasi certa la vittoria del primo ma a questo punto, complici anche le numerosissime candidature ricevute anche nelle altre categorie, prevedo come vincitore il film di David Fincher. Una delle sorprese più gradite la si trova proprio in questa categoria, infatti nessuno avrebbe mai previsto la candidatura di “The reader”, un film che attendo con alte aspettative e che riunisce alcuni dei personaggi a me preferiti quali Kate Winslet e Stephen Daldry.
Miglior regia
David Fincher (Il Curioso Caso di Benjamin Button)
Stephen Daldry (The Reader)
Ron Howard (Frost/Nixon)
Gus Van Sant (Milk)
Danny Boyle (The Millionaire)
Questa categoria è strettamente legata a quella analizzata qui sopra, infatti, come si può notare facilmente, i registi candidati sono coloro che hanno diretto i film canditati a miglior film. Il nome del vincitore è quindi quasi sicuramente il regista del film che vincerà come miglior film ed è per questo che prevedo la vittoria di David Fincher. Non sarebbe male anche una vittoria per Gus Van Sant ma per lui la vedo dura nonostante abbia girato un ottimo film.
Miglior attore protagonista
Richard Jenkins (The Visitor)
Sean Penn (Milk)
Frank Langella (Frost/Nixon)
Mickey Rourke (The Wrestler)
Brad Pitt (Il Curioso Caso di Benjamin Button)
Questa categoria mi ha messo in difficoltà, sicuramente sono tutte ottime interpretazioni e non mi stupirei se sbagliassi la mia previsione. Il momento positivissimo che però sta passando Mickey Rourke è un segnale forte ed importante che mi porta a prevedere la sua vittoria sugli altri. Diretto avversario di Rourke è sicuramente Sean Penn che in Milk offre un’interpretazione memorabile. Un po’ fuori dai giochi Brad Pitt che, nonostante l’ottima prova attoriale si trova degli avversari con i quali ha poche speranze.
Miglior attrice protagonista
Angelina Jolie (Changeling)
Melissa Leo (Frozen River)
Anne Hathaway (Rachel sta per sposarsi)
Kate Winslet (The Reader)
Meryl Streep (Il Dubbio)
La previsione per la vincitrice di questa categoria è molto difficile, Meryl Streep aggiunge un’altra candidatura all’infinita lista e potrebbe benissimo portarsi a casa la statuetta se non fosse per la sesta candidatura per Kate Winslet che non ha mai visto un oscar e che, secondo il mio modesto parere, questa volta riuscirà a vincere; forte anche dei due Golden Globe vinti rispettivamente per “Revolutionary Road” e per “The reader”. Sorprendente la candidatura di Angelina Jolie che la ottiene meritandola assolutamente ma che, come il marito, non credo abbia possibilità di vincita.
Miglior attore non protagonista
Josh Brolin (Milk)
Robert Downey jr. (Tropic Thunder)
Philip Seymour Hoffman (Il Dubbio)
Michael Shannon (Revolutionary Road)
Heath Ledger (Il Cavaliere Oscuro)
Questa è sicuramente la previsione più semplice, la vittoria postuma di Heath Ledger è ormai una certezza; non che le altre interpretazioni siano inferiori ma, anche a causa dell’improvvisa morte dell’attore e sicuramente del grande supporto che i numerosissimi fan, come anche la Warner Brothers, hanno dimostrato in tutto il mondo, la vittoria, meritatissima, è sicura.
Miglior attrice non protagonista
Amy Adams (Il Dubbio)
Penelope Cruz (Vicky Cristina Barcellona)
Viola Davis (Il Dubbio)
Taraji P. Henson (Il Curioso Caso di Benjamin Button)
Marisa Tomei (The Wrestler)
A meno di clamorose sorprese, anche questa previsione è abbastanza facile, la concorrenza per la Cruz non è spietata e, proprio per questo, la sua vittoria è di facile previsione. Personalmente non mi dispiacerebbe affatto la vittoria di Marisa Tomei per “The Wrestler” come anche quella di Amy Adams per “Il dubbio”.
Miglior sceneggiatura originale
Wall•E
Happy Go Lucky
Frozen River
In Bruges
Milk
Più che una previsione è una speranza, come accaduto l’anno scorso per “Ratatouille”, il nuovo film della Pixar si è quadagnato un posto tra i cinque candidati per la miglior sceneggiatura originale. I concorrenti in questo caso sono forti e potrebbero molto facilmente togliere dalle mani robotiche del protagonista del film d’animazione la statuetta d’oro, probabilmente in favore di “Milk”.
Miglior sceneggiatura non originale
Il Curioso Caso di Benjamin Button
Frost/Nixon
The Reader
The Millionaire
Il Dubbio
Il film acclamato da tutti e collezionista di nomination, vincitore di numerosi premi e fra i maggiori candidati per la vittoria delle categorie più importanti, secondo me porterà a casa ben poco. Uno dei premi molto probabili è appunto quello per la Sceneggiatura non originale anche se, anche in questo caso, si trova di fronte avversari molto temibili come “Il curioso caso di Benjamin Button” e “Frost/Nixon”.
Miglior film d’animazione
Bolt
Kung Fu Panda
Wall•E
Wall•e sicuramente vincerà almeno una statuetta, sicuramente vincerà come miglior film d’animazione. Questo non lo dico perchè adoro il film ma perchè la Pixar sembra ormai essere abbonata alla vittoria per questa categoria e inoltre, l’assenza di “Valzer con Bashir” (clamorosa la sua esclusione in favore di Bolt), rende le cose ancora più semplici per il robottino innamortao. Kung fu Panda, nonostante sia un film piacevole e ben fatto, non ha nessuna possibilità contro uno dei migliori film dell’anno.
Miglior film straniero
La classe (Francia)
Valzer con Bashir (Israele)
La banda Baader Mainhof (Germania)
Revanche (Austria)
Departures (Giappone)
Nella categoria che avrebbe potuto ospitare “Gomorra” (assente in toto da qualsiasi forma di nomination), la battaglia è molto combattuta e la previsione del vincitore non troppo semplice. I film presenti sono tutti indubbiamente di grande qualità ma vedo vincitore quasi sicuro “Valzer con Bashir” che, assente nel terzetto dei film d’animazione, si merita l’oscar più di tutti.
Per quanto riguarda le nomination per tutte le altre categorie definite “tecniche” non ci sono state troppe sorprese e in definitiva, la classifica dei film che hanno racimolato più candidature è la seguente:

13 nomination: Il curioso caso di Benjamin Button
10 nomination: The millionaire
8 nomination: Milk, Il cavaliere oscuro
6 nomination: Wall•e + Presto
5 nomination: Il dubbio, The reader, Frost/Nixon
Le premiazioni si terranno il 22 Febbraio al Kodak Theatre di Los Angeles, scopriremo quindi i vincitori e se le mie capacità di previsione valgono qualche cosa oppure no.
Comunicazione interna
20 Gennaio 2009 at 13:43 | In Il Blog | 1 CommentCon questo velocissimo intervento volevo assicurare coloro che attendono qualche interessante aggiornamento su questo Blog che non mi sono dimenticato della sua esistenza o che improvvisamente non ho più idee ma semplicemente che a causa di esami vari, impegni extrauniversitari e altre complicazioni, il tempo da dedicare a questo spazio è diminuito considerevolmente. Questo naturalmente non sarà per sempre, spero solamente che questo periodo pieno di impegni passi velocemente e di ritrovare del tempo per poter inserire più costantemente nuovi interventi.
Prestissimo comunque potrete leggere qualche cosa di nuovo, ci avviciniamo infatti ad un periodo pieno di interessanti novità spunto di altrettanto interessanti riflessioni.
Intanto, vi informo che ho aggiornato la pagina inerente a me stesso con una fotografia.
A presto.
Lo scudo di Talos
10 Gennaio 2009 at 12:19 | In Libri | 1 CommentLo scudo di Talos è un romanzo storico scritto nel 1986 da Valerio Massimo Manfredi e pubblicato nel 1988 da Mondadori.

Lo scudo di Talos racconta la storia di Kleidemos, nato secondogenito dalla nobile famiglia dei Kleomenidi nell’antica Sparta che, a causa di una malformazione al piede viene abbandonato dai genitori, secondo la rigida legge spartana, sul monte Taigeto. Trovato da Kritolaos, un vecchio ilota che nasconde un grande segreto, e rinominato dallo stesso col nome Talos, viene cresciuto come un vero e proprio ilota anche se viene istruito dal padre adottivo nel combattimento con l’arco. Innamorato di Antinea, la figlia di un ilota vicino, la sua vita cambia radicalmente quando è costretto a separarsi da lei a causa della guerra che vede protagonisti i Persiani contro le forze greche. Durante la guerra Talos scoprirà molte cose sul suo passato e sulla sua famiglia di origine. Una volta che la sua verà identità viene svelata, Talos vive un grande conflitto interiore, si trova a dover affrontare una scelta importante per la sua vita, essere Talos oppure Kleidemos?
E’ il primo libro di Valerio Massimo Manfredi che leggo e, nonostante la storia sia avvincente e ben pensata, la narrazione della stessa è costruita nel modo sbagliato; sembra quasi che tutto ciò che accade sia solamente perchè così deve essere e i personaggi non riescono ad appassionare il lettore in modo tale da creare quell’empatia che fa veramente apprezzare un buon libro. Punto forte e che mi è piaciuto molto sono i dialoghi, molto ben scritti e ben bilanciati con la descrizione dei luoghi e degli stati d’animo dei personaggi. Nulla da dire per quanto riguarda la ricostruzione storica dei luoghi e delle tradizioni ed usanze del tempo che sono inseriti in modo omogeneo nell’ambito della storia raccontata.
Inizialmente si fa forse un po’ fatica a ricordare i nomi dei personaggi complice anche la natura greca dei nomi stessi che li rende quasi poco distinguibili l’uno dall’altro, con lo sfogliare delle pagine però questo problema si risolve presto. Il finale è enigmatico e da interpretare ma non di difficile comprensione.
Tutto sommato un buon libro, non troppo lungo e pesante, una lettura leggera e spensierata adatta ad appassionare il lettore con le vicende del protagonista e ad insegnare qualcosa sulla cultura più particolarmente spartana e dell’antica grecia.
I now walk… Into the wild
4 Gennaio 2009 at 23:58 | In Cinema | 2 CommentsInizia un nuovo anno ma non per questo dobbiamo dimenticare quello ormai passato, soprattutto quei momenti o quelle cose che hanno fatto di questo 2008 un anno, come ho già scritto nell’intervento prima di questo, da non dimenticare.
Un appassionato di cinema come me non può far altro che andare con il pensiero indietro di qualche mese e ricordare i bei momenti che ha vissuto grazie alla sua più grande passione. Con questo articolo voglio quindi condividere con voi e rivivere le emozioni che ho provato guardando il film che ritengo il migliore del 2008: Into the wild.
______________________________________________________________________________
“La felicità è reale solo se condivisa”
Questo è quello che Christopher McCandless ha imparato dalla sua avventura, dall’avventura della sua vita, dalla sua vita.
Tratto dal libro di Jon Krakauer “Nelle terre estreme”, Into the wild, racconta la storia di Christopher McCandless, un giovane uomo, che subito dopo la laurea decide di abbandonare la sua casa, la sua famiglia e la sua vita di tutti i giorni per andare alla ricerca della libertà da ogni tipo di relazione e obbligo. Il suo scopo principale è raggiungere l’Alaska, nelle terre selvagge, per passare il tempo nella natura, lontano dalla trappola della società moderna. Durante la sua avventura incontra molti personaggi, uno più curioso dell’altro, che lo aiuteranno a scoprire se stesso, ad esaminare e apprezzare il mondo intorno a lui e a riflettere sulla sua esistenza portandolo infine a maturare una profonda riflessione sulla vita e su alcuni dei suoi valori più importanti quali la felicità e la libertà.
Sean Penn, qui in veste di regista e sceneggiatore, ci ha regalato un film capace di coinvolgere totalmente lo spettatore, permettendogli di provare la vasta gamma di emozioni che i personaggi della storia sentono. Punto forte del film è la sceneggiatura; scritta molto bene, riesce, con dialoghi ben costruiti e con l’aiuto di citazioni tratte da importanti opere letterarie, a raccontare la storia in modo chiaro e scorrevole, senza intoppi o buchi narrativi, arrivando anche al punto di riuscire a penetrare nell’intricato mondo delle emozioni umane rappresentandole in modo molto veritiero. Un supporto non proprio trascurabile è fornito da un ottimo lavoro registico che offre inquadrature e movimenti di macchina adatti al tipo di storia raccontata e che aiutano le singole scene o sequenze a sembrare più reali; vasti paesaggi e panorami sono contrapposti a stretti primissimi piani per suggerire che il fascino della natura porta il protagonista ad una profonda riflessione interiore. L’utilizzo del rallenty è ben utilizzato e ci dona delle splendide immagini che non possono che farci apprezzare a pieno la bellezza della natura nella sua forma più pura. Non è possibile dimenticare però l’interpretazione di Emile Hirsch che dimostra di
essere in grado di esprimere le più lontane emozioni umane anche senza l’utilizzo della parola ma solamente con una vastissima gamma di espressioni. I personaggi che Alexander Supertramp alias Christopher McCandless incontra durante il suo viaggio sono ben caratterizzati e, anche grazie alle ottime interpretazioni di tutto il cast, dimostrano, nonostante la loro secondaria importanza, di essere indispensabili ai fini della storia. Per ultima la musica: le canzoni di Eddie Vedder sono stupende e molto adatte al tipo di vicenda raccontata, sicuramente sono uno dei punti di forza del prodotto.
E’ difficile per me trovare punti deboli in questo film, sicuramente imperdibile e da rivedere più volte per riuscire a capirne a pieno il significato. L’avventura di Christopher McCandless lo porta a rivedere le sue idee, a confrontarsi con chi ha una storia diversa dalla sua e a trarre conclusioni che spesso sono in contrasto con quello che credeva fosse la cosa giusta; il suo viaggio lo porta a desiderare quello da cui scappava, a volere quello che evitava e a riconoscere i suoi errori pagandone infine le conseguenze.
Blog su WordPress.com. | Theme: Pool by Borja Fernandez.
Entries and comments feeds.